martedì 07 settembre 2010

Progetto OFIMA Sambuco - Naret, ma il governo da che parte sta?

Progetto OFIMA Sambuco - Naret, ma il governo da che parte sta?

Il 10 novembre 2004 l'OFIMA (Officine Idroelettriche della Maggia) presentava al Governo Ticinese un progetto per la realizzazione di una nuova centrale idroelettrica sotterranea tra il bacino del Sambuco 1500 m s/m e il bacino del Naret 2300 m s/m. L'accesso era previsto dal versante Leventinese e precisamente da Airolo. La centrale di pompaggio-turbinaggio della potenza di 1000 MW avrebbe permesso di produrre un quantitativo enorme di energia elettrica "pulita" proprio nei momenti di maggiore fabbisogno, senza tuttavia dover costruire nuove captazioni, nuove dighe, nuovi elettrodotti, quindi senza alcun impatto sul territorio. La Lavizzara e Airolo guardavano con interesse e parecchie aspettative all'importante opera che, se realizzata avrebbe contribuito in maniera determinante al rilancio economico di entrambi i comuni e delle rispettive regioni. Con un investimento di circa un miliardo, un simile cantiere avrebbe avuto ripercussioni economiche dirette e indirette importanti sull'economia locale e regionale.
Il quindici novembre 2004 il Municipio di Lavizzara riprendendo la notizia apparsa su alcuni quotidiani inviava una lettera al Consiglio di Stato affinché sostenesse e appoggiasse l'importante progetto.
Alcuni mesi più tardi e precisamente il 25 aprile 2005, dopo che voci sempre più insistenti davano già per spacciato l'appena neonato progetto, stemperando l'iniziale ottimismo, i Municipi di Airolo e Lavizzara inviarono una nuova lettera al CdS esternando tutte le loro preoccupazioni e chiedendo un incontro. Ancora oggi i due esecutivi attendono una risposta!
Era chiaro sin dall'inizio che il progetto dava fastidio a certi ambienti politici ed economici Ticinesi, i quali, probabilmente, avevano altre priorità o interessi. La notizia di abbandonare il progetto da parte dell'OFIMA a seguito del mancato sostegno dell'autorità cantonale, dunque, non mi sorprende più di tanto.
Quali siano le ragioni che hanno portato le nostre autorità a non sostenere questa iniziativa privata rimane un mistero. L'impianto non prevedeva nuove captazioni d'acqua, non influiva minimamente sugli attuali deflussi minimi, non prevedeva nessuna costruzione esterna, dunque? Quali motivazioni hanno congelato un progetto da un miliardo di franchi? Quali scuse sono state avanzate per bloccare la realizzazione di un'opera il cui ritorno economico si sarebbe esteso a tutto il Cantone? Senza contare i posti di lavoro che si sarebbero creati, in una zona periferica dove le possibilità d'impiego sono in costante diminuzione, e l'occasione che la Vallemaggia ha perso, di vedere finalmente rilanciato il sogno di un'apertura a nord.
Non credo che la richiesta da parte dell'OFIMA di prolungare la scadenza delle concessioni, limitatamente all'impianto del Sambuco, possa essere un ostacolo insormontabile e non negoziabile.
Comprendo che un progetto di questa portata non sia semplice e ponga agli addetti ai lavori una serie di problemi, ma quale che sia la loro natura (ambientale, giuridica, strategica o politica) non saranno mai, ripeto mai, così grandi da precluderne o da pregiudicarne la realizzazione.
La messa in cantiere di quest'opera avrebbe permesso alle due regioni, entrambe lontane dai centri e a basso potenziale economico, di rilanciare la propria economia. Per la Lavizzara e l'Alta Leventina si trattava di un'opportunità irripetibile per finalmente sganciarsi dagli aiuti cantonali e dalla perequazione intercomunale, diventando comuni indipendenti e autonomi, premesse indispensabili per il tanto decantato sviluppo delle regioni periferiche. Obiettivi che il CdS ha più volte ribadito e ancora riconfermato con la nuova politica regionale, nel piano direttore cantonale e con i processi aggregativi in atto.
Il progetto Sambuco avrebbe potuto portare tutto questo, se solo il Consiglio di Stato lo avesse sostenuto, dando prova di coerenza e di sensibilità nei nostri confronti.
Invito tutti, ambienti economici e politici, la direzione dell'OFIMA a voler riprendere in esame il progetto, verificare e mettere in atto tutto quanto possibile al fine di superare gli ostacoli che si frappongono alla sua realizzazione.

Michele Rotanzi, sindaco di Lavizzara.

Pubblicato sui quotidiani ticinesi il 09 aprile 2008

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