martedì 21 febbraio 2017

Peculiarità

L'acqua, la pietra e la terra come fonti di vita

Allevatori e pastori
La principale attività in Valle Lavizzara fu sempre l'allevamento del bestiame. La pastorizia si poteva praticare in estate sugli alpeggi situati tra i 1300 e 2200 metri di altezza, quindi ben oltre il limite della vegetazione arborea. Nel 1886 erano allevati 1376 bovini - un migliaio dei quali vacche da latte - e circa 3300 capre. Tutto questo bestiame, più numerosi altri capi provenienti da fuori valle, trascorrevano la stagione calda sui 37 alpeggi lavizzaresi, gran parte dei quali si trovano nelle Valli di Prato e di Peccia e nella regione di Fusio. I formaggi prodotti erano poi venduti nelle zone del piano e perfino nelle città lombarde.
Malgrado l'abbandono dell'agricoltura la tradizione alpestre resta viva e su alcuni alpi, ora ristrutturati, si continua a fabbricare un formaggio di eccellente qualità, ottenuto con una miscela di latte di vacca e di capra. Un prodotto tipico, dal sapore marcato, che raccoglie gli aromi dei pascoli alpini e che è il frutto di un'antica cultura e di una secolare tradizione.

Marmo
In Valle di Peccia, a partire dal 1949, viene sfruttato un largo strato di marmo formato da un calcare metamorfico e cristallino, che presenta anche un'interessante varietà di strutture e di tonalità. E' un marmo che non teme confronti con altri più rinomati e che ha trovato buone possibilità di smercio, specie nella Svizzera tedesca e nell'Europa settentrionale. E' un materiale pregiato e apprezzato dall'architettura moderna; è molto ricercato anche dagli scultori per la sua struttura cristallina e per le tenui colorazioni. La globalizzazione, che sconvolge anche il mercato della pietra, sta ora mettendo in gravi difficoltà l'estrazione e la lavorazione del marmo locale che viene però validamente impiegato dalla Scuola di scultura creata a Peccia nel 1991.

Villaggi chiusi e organizzati
Gli insediamenti tengono conto della morfologia, dell'orientamento e dello spazio circostante. I villaggi, siano essi costruiti su terrazzi o sul fondovalle, appaiono molto chiusi e sempre posti al margine della superficie più pregiata, quella dove si praticava la campicoltura. Tra i nuclei più caratteristici spicca quello di Brontallo edificato a metà versante, dominato da impressionanti pareti rocciose e su un dosso che scende ripidissimo verso le gole. Un pugno di edifici collegati fra loro o separati da stretti viottoli e scalinate, le stalle raggruppate nella parte più sicura del villaggio, la chiesa e il cimitero su un versante aereo. Qui la vite riceve il sole sui tetti in piode e su pendii terrazzati che si arrampicano ai piedi delle rocce. Brontallo è uno dei villaggi alpini tra i più interessanti. Diversi, ma altrettanto sorprendenti, sono i nuclei di Prato e di Fusio, come pure gli insediamenti stagionali di Rima e di San Carlo in Valle di Prato.

Architettura povera ma funzionale
In Valle Lavizzara non esistono edifici monumentali con caratteristiche architettoniche e artistiche di grande richiamo. La valle possiede però numerose testimonianze che denotano sorprendenti capacità costruttive, perfettamente adattate ai bisogni di una popolazione contadina e di un'economia di sussistenza. Veri e propri piccoli tesori di edilizia rurale con numerose antiche abitazioni, con innumerevoli stalle, con granai organizzati su due piani, separati da sostegni a forma di fungo (torbe), con essicatoi per castagne, con semplici e funzionali cascine. In alcuni villaggi si possono osservare anche abitazioni borghesi, capienti e severe, con forme e decorazioni che indicano una posizione sociale distintiva e benestante. Sono ad esempio le case dei Pfiffer e dei Berna a Prato, la casa Pellonini a Sornico e la casa Pometta a Broglio. Le più interessanti opere artistiche si trovano nelle chiese, volute da una popolazione profondamente religiosa e realizzate anche con i soldi guadagnati con l'emigrazione. A Sornico due importanti edifici ricordano la centralità di questa località per l'intera comunità di Lavizzara: il palazzo di giustizia e la chiesa di San Martino.

L'energia dall'acqua
Nel 1949 il Cantone Ticino firma la concessione per lo sfruttamento delle acque dell'intero bacino idrografico della Maggia, dove vengono fatti confluire anche alcuni corsi d'acqua della Valle Bedretto e della zona del Gries, in alto Vallese. Le Officine Idroelettriche della Maggia (OFIMA) realizzano così uno dei più grandi impianti idroelettrici della Svizzera, che raccoglie le acque su una superficie di 750 km2 e che le sfrutta con la costruzione di sette dighe e di sei centrali. Quasi tutti i corsi d'acqua che scorrono in Lavizzara sono stati captati e in questo territorio vennero costruite due grandi dighe, al Sambuco, poco sopra Fusio, e al Naret, ai piedi del Pizzo Cristallina. Una centrale scavata nella montagna produce energia elettrica in Valle di Peccia. Una preziosa risorsa proveniente anche dalle montagne lavizzaresi torna a vantaggio delle grandi città dell'Altipiano svizzero dove l'energia viene consumata e produce ricchezza.

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