sabato 18 novembre 2017

Discorso del sindaco per il nuovo gonfalone comunale

Gonfalone Comune Di Lavizzara
Gentili Signore, Egregi Signori,

quest'oggi è per me assai difficile nascondere una grande gioia e credo che la mia voce, a giusta ragione, non mancherà di tradire qualche attimo d'emozione. Emozione per questo evento, la celebrazione del vessillo della Lavizzara, reso possibile da tutti voi, dalla vostra ammirevole lungimiranza, che il 22 settembre 2002, il giorno in cui si votò la fusione, avete chiaramente dimostrato di possedere.

In tal modo, la comunità di Lavizzara ha conosciuto, e sta tuttora attraversando, una nuova aurora, che la vede indossare una veste più moderna e più resistente alle sfide del futuro.

Si parla spesso di futuro, eppure questa parola vuol dire tutto e non vuol dire niente. Una cosa però è certa: il futuro, non è altro che l'ineluttabile conseguenza del nostro passato.

Un tempo qui attorno, quando l'aria profumava ancora di medioevo, i nostri avi decisero, ad esempio, che era cosa buona e giusta dotarsi di statuti per la gestione dei beni comuni, sui quali fosse poi possibile esercitare un certo numero di diritti: cito il pascolo del bestiame, il taglio dei boschi e dei prati, il diritto di derivare l'acqua e così via.

Certo, oggi le cose sono decisamente cambiate e la percentuale della popolazione lavizzarese tuttora impiegata nel settore primario è assai ridotta.

Ma non è questo che mi preme sottolineare. Ciò che tengo ad esaltare, invece, è come l'evoluzione che permea il nostro cammino riesca soltanto ad intaccare l'esteriorità delle cose, lasciando pressoché inalterato quanto arde in esse.

E qui parlo dello spirito di sopravvivenza.

Parlo, del bisogno intrinseco di una comunità, ancorché piccola e discosta come la nostra, di continuare ad esistere. Questo spirito… questa volontà, ferma e irriducibile, l'abbiamo dimostrata in passato, l'abbiamo dimostrata il 22 settembre 2002 e se non fosse abbastanza, la stiamo ribadendo oggi, attraverso i simboli e i colori del nostro vessillo, affinché essa non sia mai e ripeto mai data per scontata.

Un tempo le bandiere erano un vero proprio stendardo da sventolare sul campo di battaglia, oggi invece, perlomeno alle nostre latitudini, rimangono l'espressione pacifica dell'identità di una comunità o di un popolo, e le battaglie si combattano non più con le armi ma con gli strumenti fornitici dalla democrazia. Ciononostante la lotta per la sopravvivenza continua ad essere difficile, nulla ci viene regalato e ogni conquista è frutto di compromessi e a volte di estenuanti trattative .

Care concittadine, cari concittadini,
vi attendevate forse un discorso diverso. Forse vi aspettavate che vi parlassi dell'iniziativa sui canoni d'acqua; o dell'iniziativa sull'imposizione fiscale delle case secondarie, oppure del progetto di una nuova centrale sotterranea al Sambuco, proposte che stanno incontrando qualche ostacolo, ma, se concretizzate creerebbero un indotto economico e prospettive di sviluppo inimmaginabili per tutte quelle regioni che come la nostra, possiedono solo un grande territorio ma, sono prive di risorse economiche.

È vero, oggi avrei potuto parlavi di tutti questi temi, eppure non l'ho fatto.

Oggi ho preferito anteporre la retorica al pragmatismo.

Oggi ho preferito lasciare da parte le questioni irrisolte e concentrarmi su quelle risolte, come il battesimo della nostra bandiera. Ritengo giusto che una giornata come questa, all'insegna della celebrazione e della gioia, non meriti di essere turbata da altri pensieri.

Concludo rivolgendomi all'onorevole Gendotti, che da buon vallerano penso sappia cosa significhi abitare in zone periferiche, lontano dai centri urbani, dalle scuole e dalle strutture pubbliche. A lui indirizziamo il nostro appello, affinché, in qualità di membro del Governo ticinese, faccia uso di tutta la sua influenza, perché ridistribuzione delle risorse, sviluppo, autonomia, e sovranità non rimangano solo parole scritte in voluminosi rapporti o pronunciate a seconda dell'opportunità o delle circostanze, ma possano davvero trasformarsi in condizioni indispensabili per la rinascita di molte regioni povere e discoste del Ticino.

Lavizzara, 07 maggio 2006 Michele Rotanzi, sindaco

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