giovedì 30 marzo 2017

Patriziato di Peccia

PATRIZIATO di PECCIA

Scheda d'identità

L'Ufficio patriziale (esecutivo quadriennio 2013 - 2017) è così composto:

Presidente: Fausto Rotanzi
Vice Presidente: Valerio Vedova
Membri: Giancarlo Bagnovini, Elio Biadici, Francesca Mattei
Segretaria: Olivia Hirling Monaci

Dal 1987 all'Assemblea è stato affiancato il Consiglio patriziale composto inizialmente da 17 membri, ridotti a 12 a partire dalla legislatura 2013 - 2017.

Cittadini patrizi: ca. 477 di cui 417 votanti (dato 2007)

Fuochi: 186 di cui 47 residenti nel comprensorio di Peccia (dato 2007)

Cognomi patrizi:  Bagnovini, Bazzi, Biadici,  Giovanettina, Giulieri, Mattei, Medici, Notti, Patocchi, Piccinotti, Rossi, Rotanzi, Vedova.

Cognomi patrizi nuovi per integrazione o opzione: Arrigoni, Barzaghi, Beldì, Benassi, Berdondini, Bernasconi, Bieri, Bonetti,  Bono, Cavalli, Crisafulli, Gaetani, Gasser, Ghidelli, Dalessi, Dazio, Del Ponte, Gerosa, Kälin, Leoni, Liner, Minoggio, Monaci, Nicoli, Pezzoli, Piotti, Ragazzi, Rampling, Russo, Salogni, Stukai, Torelli, Zanga, Zanini, Zanoli

Cognomi patrizi scomparsi: Baldassari, Bertinoia, Fruzzini, Gargiolone, Loschi, Piscioli, Spagnoli, Tonassina, Zoppi

Sede: Casa patriziale in Peccia Paese.

Stemma patriziale l'abete origine del nome di Peccia (in dialetto l'abete è denominato "pescia"), con incastonato il "lavaggio" (paiolo in pietra ollare), emblema di una fiorente industria che ha segnato secoli dell'economia della Valle di Peccia e della Lavizzara sino all'inizio del 1900.

Partecipa al Consorzio "Strada Piano di Peccia - Galleria Frodalta" (ente fondatore nel 1995) e a quello della "Strada forestale boschi di Rima e dell'Ovi" (fondato nel 1988).

Il Patriziato è membro dell'organizzazione dei patriziati della Vallemaggia (COPAVAM) e di quella cantonale (ALPA).

Il territorio giurisdizionale del Patriziato corrisponde al comprensorio dell'ex Comune di Peccia (aggregato il 4 aprile 2004 al nuovo Comune di Lavizzara) di ben 5426 ettari. Comprende tutto il bacino imbrifero delle Valle di Peccia, sale verso Mogno - Fusio (confine al ponte sul riale Alpigia a Mogno) e a sud a valle della Capellona in direzione di Sornico. Il territorio è fortemente corrugato, segnato da dislivelli impressionanti che oscillano tra gli 800 m, il punto più basso al confine con Sornico, e i 2911 m del Pizzo Cristallina.

Il Patriziato è confinante con i territori dei Patriziati di Sornico, Prato Vallemaggia, Broglio, Fusio, Cavergno, Bignasco.

Frazioni abitate del comprensorio: Peccia paese, e, in Valle di Peccia, Cortignelli, San Carlo e Piano.

Frazioni abitate, in prevalenza, saltuariamente (residenza secondaria): Corgello e Cambleo (verso Fusio), Veglia e Sant'Antonio (al Cort) in Valle di Peccia.

Maggenghi: da l'Ovi, Taieul, Volpiegn, Volpiegn sòt, Pian da Gana, Zöt, Bianchèta, Pianesch,, Cansgèi, l'Isola, Erta da Sgiümenta, Stangialgo, Gheiba, Erta, per citarne alcuni.

Un'importante risorsa economica locale è costituita dall'estrazione del marmo dalla cava ubicata ai piedi della Punta della Rossa. La vena è sfruttata da oltre sessanta anni dalla Cristallina SA e a Peccia si è sviluppata una scuola di scultura, iniziata dallo scultore Rolf Flaschmann e poi dal 1984 diretta dall'artista Alex Naef.

Un'industria che è stata fiorente in Valle di Peccia sono all'inizio del 1900 è stata quella dell'estrazione e manifattura della pietra ollare. Le alluvioni d'inizio 1900 - specialmente quella disastrosa del 1903, che causò la distruzione degli ultimi opifici di lavorazione della pietra a San Carlo (i Türn, come è localmente chiamato anche il villaggio) - pose termine alla plurisecolare attività, che portò i laveggi locali sui mercati cantonali, della Lombardia - specialmente di Milano - e, si dice, persino di Amburgo.

Un'altra importante industria locale iniziatasi nei primi anni cinquanta è quella idroelettrica, con la Centrale OFIMA al Piano di Peccia, il suo laghetto di compenso, la stazione di smistamento e la galleria che collega la Valle di Peccia con la Valle Bavona (lunghezza circa 7 km, un alternativa di attrazione turistica per il futuro?). Nella valle la Ditta OFIMA edificò un quartiere di nuove case bifamiliari e d'appartamento, complesso che è diventato un quartiere a se stante chiamato "Casette".

I settori agricolo, alpestre e forestale sono pure da sempre ambiti d'attività importanti per l'economia del Patriziato.

1. Breve nota storica

In documenti del 1369 sono citati beni posseduti dagli Orelli, La prima menzione documentata che riguarda Peccia risale al 1284. La spartizione territoriale fece nascere anche qui la Vicinaza indipendente (1374), successivamente anche detta Comune Maggiore. Analogamente ad altre situazioni della Valle, sembra essere esistita una gerarchia tra le diverse vicinanze, che vedeva appunto Peccia essere il centro della Valle, perlomeno per un certo periodo. L'attività agricola, l'allevamento del bestiame e lo sfruttamento forestale - diverse le "sovende" costruite per la fluttuazione del legname - e l'estrazione dapprima della pietra ollare e poi del marmo, hanno favorito la presenza e el attività del uomo.


2. Peccia e i suoi alpi

Sul territorio giurisdizionale di Peccia troviamo 11 alpi ognuno dei quali composto da diversi corti, (Alpigia, Arena - versante verso Fusio - Bolla, Froda, Croso, Masmaro, Serodano, Sassi, Sonadella, Soveneda, Vallemaggiore - in Val di Peccia) di proprietà patriziale, parrocchiale, e solo in parte Soveneda, di privati. Sino ad alcuni decenni or sono erano ancora tutti caricati. Oggi sono ancora sfruttati a titolo principale, con mucche e capre, due alpeggi (Froda e Bolla, Serodano) e altri sono utilizzati collateralmente a questi ultimi (Alpigia, Arena, Croso, Masmaro, Sassi, Vallemaggiore).

Seppure qua e là diversi interventi di miglioria sono stati eseguiti, - nuove cascine e stalle, riattazione degli stabili esistenti, accessi, impianti di trasporto a filo - la struttura base degli alpeggi ricalca la situazione logistica del secolo scorso. Quindi stabili vetusti, poco pratici, sfruttamento su molti corti, insomma un'attività alpestre non più consona con le evoluzioni avvenute nei decenni scorsi nel settore agricolo. Tuttavia i migliori alpeggi sono ancora oggi sfruttati, con il ricambio generazionale assicurato per cui il futuro è assai incoraggiante.

In tutti questo contesto non vi sono da dimenticare le profonde mutazioni che tutti i comuni montani hanno subito, con il generalizzato, graduale e purtroppo continuo abbandono dell'attività nel settore agricolo.
Peccia, ha ben reagito in questa situazione, confrontato nell'immediato dopo guerra con notevoli mutamenti socio-economici:

- inizio dello sfruttamento della cava di marmo da parte della Cristallina SA nel 1946,
- i lavori idroelettrici della prima metà degli anni cinquanta.

Questi importanti eventi hanno mutato profondamente l'aspetto fisico della Valle di Peccia e parzialmente di Peccia paese e inciso sulla socio-economia - Peccia è stato uno dei primi Comuni con la rete delle canalizzazioni e ancora attualmente riesce a mantenere, almeno in parte, la sua popolazione, anche se in questo comprensorio lo spopolamento ha lasciato e lascia segni importanti e preoccupanti.

Il comprensorio ha però mantenuto il suo carattere di paese alpino, discosto e periferico, con poche possibilità di un flusso continuo di scambi culturali, poco incline al mutamento umano, anche perché i profondi mutamenti intervenuti non sono venuti per lo più da un'azione endogena, ma quale conseguenza d'azioni esterne e quindi, anche se in fondo vi sono stati benefici alla socio economia locale, azioni subite d'imperio.


3. L'attività del Patriziato nel settore alpestre

In questo contesto, per un evidente condizionamento storico, per il Patriziato non è stata cosa facile prendere iniziative ritenute avanguardistiche e dense d'incognite.
I mutamenti maturano passo dopo passo, con fatica: - l'immagine tipica dell'uomo della montagna diffidente, titubante nelle iniziative cui non vede bene ove portano, la paura dei debiti, del nuovo, dei cambiamenti repentini si presenta in nuce, come in quelle vecchie fotografie che con una forte e nitida immagine centrale che sfuma poi a contorni velati, misteriosi.
Eppure, scorrendo i documenti dell'archivio patriziale, non si può affermare che non vi furono iniziative, l'aspetto del settore alpestre e le sue necessità furono sempre presenti e molto è stato investito nel settore. Forse, con il senno del poi, si poteva fare meglio raggruppando gli interventi per un miglior fine.
Accanto alle paure locali, ha sicuramente giocato che lo Stato non ha svolto nei passati decenni tutto quel ruolo di sprone e d'iniziativa che avrebbe dovuto avere, in una situazione di degrado socio-economico dei Comuni montani e vallerani più discosti e con maggiori difficoltà.
Investimenti importanti furono fatti altrove, ove vi era più disponibilità, ma anche ove provenivano in maggioranza i vari funzionari e le risorse economiche.
Da noi sono sempre mancati gli uomini di collegamento con i cordoni e i bordoni dello Stato nelle valli. Qualcosa si è modificato negli ultimi decenni, specialmente a partire dagli anni settanta con la nuova politica di sviluppo delle Regioni di montagna, con i piani di sviluppo regionali.

Ma passiamo a descrivere alcune iniziative indicative e con intenti di proporre soluzioni globali intraprese nel corso del secolo scorso.
Correva il 4 luglio 1926 che l'amministrazione patriziale - a quel tempo Comune e Patriziato erano retti da un'unica amministrazione, presidente Casimiro Mattei - sollecitata dall'assemblea, convo- cava un certo geometra Biasca per valutare un progetto di miglioria alpestre e di quali sussidi si poteva percepire. Il sopralluogo avvenne il 24 luglio 1927 e non si sa che seguito ebbe l'iniziativa.

Si deve andare sino all'inizio degli anni '60 per intravedere nuove iniziative concrete:

Anno 1957: inizio progetto di concentrazione della proprietà degli alpi, raggruppando i diritti d'erba tra Patriziato, Comune e Parrocchie. Il progetto di raggruppamento delle proprietà si conclude a meta degli anni sessanta. E' la pietra miliare che permetterà gli interventi concreti per le migliorie alpestri che seguiranno negli anni,

19 marzo 1961: si decide di elaborare un progetto per una strada Gheiba - Casgioleir (primo corte dell'alpe Froda),

2 luglio 1961: la Sezione cantonale delle bonifiche e del catasto sollecita un sopralluogo per vagliare delle migliorie alpestri nel comprensorio,

3 maggio 1962: a Cevio, riunione vallerana per discutere la problematica,

dal 24 al 28 luglio '62: sopralluogo della Sezione bonifiche e catasto del Dipartimento agricoltura su tutti gli alpi della Valle.

1967: inizio delle trattative per la costruzione del nuovo elettrodotto che da da Piano di Peccia attraverserà la valle verso la zona del Cristallina - Nüfenen. Quale contropartita è proposta la costruzione di una strada carrozzabile d'accesso agli alpi, progetto inspiegabilmente rifiutato dall'Assemblea patriziale, che sceglie in alternativa di lasciar costruire una teleferica per il trasporto del materiale e dei formaggi!.

1967/68/69: studio di un progetto di "alpe modello" da parte dello Studio dell'ing. Rezio Coppi di Locarno,per la miglioria integrale dell'alpe Bolla, costo fr. 400'000.--

28 settembre 1969: l'Assemblea patriziale approva il progetto

1° maggio 1971: i costi del progetto Coppi sono aggiornati a fr. 545'000.-. L'amministrazione patriziale decide di chiedere all'assemblea di revocare la decisione di costruire l'alpe modello,

21 maggio 1971: l'Assemblea patriziale revoca la sua precedente decisione.

Capitolo chiuso per questo progetto di ristrutturazione integrale dell'alpe. Il Patriziato nel decennio susseguente compie diversi interventi puntuali sui singoli alpi: nuove stalle, cascine e cantine su diversi alpeggi, alcuni interventi obbligati da danni valangari.

Il discorso di un risanamento complessivo dei due migliori alpeggi della valle - Froda e Bolla - è poi ripreso, finalmente in maniera definitiva, all'inizio degli anni '80, anche quale conseguenza dello stimolo della pianificazione regionale e di uno studio d'incentivo promosso dallo Stato per gli interventi nel settore alpestre a livello cantonale.

30 settembre 1980: incontro a Peccia del Patriziato con il direttore del Dipartimento dell'Economia pubblica on. Flavio Cotti, accompagnato dai suoi collaboratori, presenti pure il segretario della Regione di montagna del Locarnese e Vallemaggia e degli alpatori. L'on. Cotti sollecita il Patriziato di prendere l'iniziativa per lo studio della miglioria integrale degli alpi Bolla e Froda, dichiarando il pieno sostegno dello Stato all'iniziativa e l'impegno a garantirne la realizzazione,

3 gennaio 1981: il Patriziato aderisce all'idea di miglioria integrale, anche se si dice stupido che si vogliano spendere tanti soldi per un solo alpe,

26 gennaio 1981: dopo un ulteriore intervento diretto ed esplicito che conferma la volontà dello Stato per sostenere il progetto, l'Amministrazione patriziale affida l'incarico di progettazione per la miglioria alpestre allo Studio dell'ing. Gianfranco Dazio di Cadenazzo,

16 giugno 1983: l'Assemblea patriziale approva il progetto di miglioria alpestre degli alpi Froda e Bolla, progetto che prevede la fusione in un solo alpeggio  dei due alpi: venticinque dei ventotto presenti all'Assemblea danno la storica luce verde al progetto, stanziando un credito di fr. 1,8 mio.


4. Caratteristiche del progetto

I due alpi si trovano nella parte alta della Valle di Peccia, con limiti d'altitudine tra ca. 1500 m e ca. 2400 m s/m, e una superficie totale di ca. 1350 m2, di cui pascolo produttivo 570 m2.
L'alpe Froda (con i Corti Casgioleir, Froda, Piatto e Starlarescio) e l'alpe Bolla (con i corti Sassello, Bolla, Jelmett, Zotta e Sasso Nero) verranno, come detto, riorganizzati in un solo alpeggio. Lo stesso, organizzato in tre Corti Casgioleir-Sassello, Froda (corte principale con le istallazioni residenziali e di lavorazione del latte e formaggio) e Piatto, potrà essere caricato con 90 mucche, 15 sterli e 300 capre.

La parte di vallata ora occupata dai corti superiori dell'Alpe Bolla, è sfruttata per il pascolo delle manzette e sterli.

E' stata costruita una pista carrozzabile di accesso che dalla località di Gheiba - Cava marmo (1165 m s/m). La stessa ha una lunghezza di circa 6500 m, di cui ca. 800 m in galleria sino al Corte principale della Froda. La pista alpestre si prolunga poi per circa 4000 m per raggiungere il Corte del Piatto ad oltre duemila metri d'altezza. Il costo totale del progetto di miglioria, previsto in fr. 2'350'000.--, è poi aumentato a circa tre milioni di franchi.
Confederazione e Cantone Ticino hanno garantito sussidi pari all'88 % dell'investimento previsto. La parte restante è stata coperta per mezzo di un credito agricolo agevolato e con contributi benevoli provenienti da organizzazioni nazionali di sostegno e promovimento della vita attiva nelle regioni di montagna.


5. Conclusione

Nel settembre 1985 si sono iniziati i lavori di costruzione della pista alpestre, l'alpeggio sul nuovo alpe è iniziato nel 1989 e continua ancor oggi con la produzione del rinomato formaggio "Vallemaggia".
Si deve considerare che la pista alpestre agevola pure l'accesso e lo sfruttamento degli alpi Serodano - alpe sfruttato da alcuni con l'alpeggio di mucche di tipo scozzese di un'azienda della valle - e Masnaro, dato che accorcia i tempi per l'accesso a questi alpeggi. L'esecuzione della pista ha pure permesso la continuazione dell'estrazione del pregiato marmo bianco di Peccia, con l'inizio di una nuova cava a monte della precedente.
Con l'attuazione di questo progetto i Patrizi di Peccia, hanno segnato una pagina non trascurabile della storia della comunità locale e preso a proprio carico, in piena libertà e coscienza, il futuro dell'agricoltura e della pastorizia del comprensorio.
Accanto a quest'iniziativa, è stato poi realizzando il raggruppamento dei terreni e il Comune si è dotato di un nuovo Piano Regolatore; - tutte parti di un mosaico che messo assieme danno come risultato una solida base per costruire il futuro della comunità locale.

Negli ultimi anni il Patriziato ha poi promosso ed attuato alcuni progetti di miglioria puntuali delle sue proprietà e nello stesso tempo sostenuto le iniziative locali e regionali che tendono a far rivivere e valorizzare il nostro territorio alpino.

La riattazione conservativa del Corte di Cascioleir (era il primo corte dell'Alpe Froda); il rifacimento delle coperture in piode delle stalle alpestri sui Corti di Sassello, Valamajor e Froda, la posa di un caseificio mobile sull'alpe Arena.

Altri stabili alpestri abbandonati sono affittati a privati per mezzo di un contratto di diritto di superficie della durata minima di trenta anni. Un apposito regolamento, approvato dall'Assemblea patriziale e dal Consiglio di Stato, disciplina la procedura d'aggiudicazione e d'assegnazione degli stabili. Il conduttore del contratto s'impegna a conservare la proprietà e di riconsegnarla agibile al patriziato allo spirare del contratto d'utilizzo.

Con un investimento di circa fr. 600'000.-- negli anni 2010-2011 è pure stata completamente risanata e ristrutturatza la Casa patriziale di Peccia paese per realizzare un'infrastruttura amministrativa moderna ed efficiente al servizio del Patriziato stesso e di tutta la nuova comunità lavizzarese.I

Un'altra iniziativa in atto concerne la tutela attiva di alcuni stabili alpestri abbandonati, quali la creazione di un rifugio per escursionisti al Corte di Sasso Nero, Valle della Bolla, sul sentiero che porta nelle zone del Naret, Cristallina e Robiei, la riattazione dei tetti in piode a "scamone" dei vecchi stabili (cascina e due stalle) al Corte del Piatto della Froda, la sistemazione della stalla al Corte Croso e con interventi conservativi su alcune altre cascine.

Redazione: arch. Germano Mattei
Peccia, anno 1987 / testo adattato e completato nel 2007 e nel gennaio del 2008

Testo ulteriormente adattato e aggiornato nel maggio 2013 dal presidente Fausto Rotanzi.

 

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