Commemorazione della valanga che distrusse la chiesa di Mogno.
Cerimonia commemorativa a vent'anni dalla valanga che distrusse la chiesa di Mogno.Discorso del 25 giugno 2006.
La ricostruzione della chiesa di Mogno ha fatto vivere tra il 1986 e il 1996 dieci anni tra virgolette combattuti, sia per chi era favorevole a quest'opera ed è pertanto stato oggetto di critiche, sia per chi l'avrebbe voluta diversa e si è visto ignorare le proprie opinioni.
Ma il tempo è giudice, imparziale e giusto, e ad oggi credo abbia rimarginato quelle stesse ferite che indirettamente hanno premiato la lungimiranza e l'audacia dei promotori, i quali hanno voluto lasciare, per mezzo di questo edificio, un segno forte di architettura, storia e religiosità.
Oggi la Lavizzara non potrebbe fare a meno della sua chiesa, essendo questa non soltanto un monumento di prestigio per la nostra valle, visitato ed ammirato da migliaia di persone provenienti da tutto il mondo, ma altresì simbolo forte di una comunità che non vuole e non deve essere dimenticata. Essa, è espressione antitetica della fragilità dell'uomo e di riflesso rivincita postuma dedicata a coloro che nei secoli passati vissero in questa valle tra fatiche e mille avversità. Mi piace pensare che il loro spirito riviva in questo luogo sacro, marmoreo e maestoso: sigillo irriducibile della volontà e della tenacia dell'uomo.
Quando nel 1986 l'arch. Mario Botta presentò il suo progetto, da più parti si gridò allo scandalo: l'edificio lacerava in modo violento il paesaggio circostante, stravolgendo di colpo l'architettura che i nostri avi avevano praticato per circa seicento anni. Purtroppo oggi la realtà non è cambiata. A chi chiede un cambiamento, a chi propone progetti con concetti nuovi e innovativi, a chi, per sopravvivere in questa valle, chiede di attingere alle molteplici potenzialità offerte dal territorio, troppo spesso viene loro chiusa la porta in faccia.
La ricostruzione della chiesa di Mogno dovrebbe aver impartito una lezione importante: il nuovo non annienta il vecchio, al contrario lo esalta, perché nell'istante stesso che l'innovazione prende forma, il canuto acquista storia. Se ciò non fosse di consolazione, proviamo ad immaginare cosa sarebbe accaduto se, invece dell'avveniristica opera di Mario Botta, fosse stato ricostruito un edificio che si mimetizzava nel passato.
È tempo di allentare la rigidità di alcuni piani per lo sviluppo paesaggistico e di conferire maggiore libertà di manovra ai comuni, ai patriziati e agli imprenditori locali dalla mente effervescente, che rivendicano evoluzione per le loro valli, così come è concessa ai centri urbani. Seppellire questa volontà di crescita sotto norme irragionevoli e percezioni del tutto soggettive, perciò opinabili, dell'evoluzione del nostro paese, significa trasformare luoghi di vita come la Lavizzara in musei o peggio ancora in cimiteri.
Il nuovo comune della Lavizzara è nato dalla volontà popolare per non soccombere ad un destino già profondamente segnato, e se ciò, nonostante tutti gli sforzi finanziari e umani dovesse comunque accadere, allora anche la chiesa di Mogno sarà testimone che non è stato per volontà dei suoi abitanti.
Michele Rotanzi sindaco
Mogno, (Lavizzara), 25 giugno 2006


